Il giudicato favorevole alla società di persone formatosi nel giudizio tributario si estende, di norma, anche agli accertamenti sui soci che devono dunque dirsi dipendenti direttamente da quello della società. Lo ribadisce la Corte di Cassazione nella sentenza della quinta sezione del 26 marzo 2017 n. 13293 (Pres. Cappabianca, Rel. La Torre).
Secondo la sezione tributaria, infatti, “Quando la difesa del socio non si fondi su eccezioni personali diverse da quelle accampate dalla società, il giudicato formatosi nel giudizio relativo ai redditi di questa copre necessariamente non solo il vizio di nullità (per mancata integrazione del contraddittorio) verificatosi in quel giudizio, ma anche l’identico vizio specularmente riscontrabile nel giudizio relativo al socio, e manifesta la sua efficacia in quest’ultimo, nei limiti del “dictum” sull’unico accertamento (cfr. Cass. n. 3565 del 16/02/2010; n. 22942 del 2015)”.
Per questa via vengono considerati assorbiti gli altri motivi di doglianza tra cui la contestazione da parte del socio di un recupero da studi di settore fondato su uno scostamento minimo dei ricavi (8%) rispetto a quelli congrui, presupposto non configurante certamente una grave incongruenza capace di far scattare una rettifica ai sensi dell’articolo 39, primo comma, lettera d) richiamato dal 62-sexties del DPR 331/92. Rilievo che avrebbe forse centrato un altro difetto della sentenza di appello.